giovedì 30 aprile 2026 - 21:56
Golfo Persico, dono divino e oggetto delle brame straniere / Si apre una nuova fase per il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz

Il Leader della Rivoluzione Islamica ha dichiarato: «Uno dei doni senza pari di Dio Onnipotente per i popoli musulmani della nostra regione, in particolare per il nobile popolo dell’Iran islamico, è il “Golfo Persico”. Un dono che va oltre una semplice distesa d’acqua: esso ha plasmato parte della nostra identità e della nostra civiltà e, oltre a essere punto di connessione tra i popoli, ha dato origine, nello Stretto di Hormuz e poi nel Mare di Oman, a una via vitale e unica per l’economia globale».

Agenzia Hawzah News – L’Ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei, Leader della Rivoluzione Islamica, ha diffuso un messaggio in occasione della Giornata nazionale del Golfo Persico. Riportiamo di seguito il testo integrale del messaggio.

Col Nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo

Uno dei doni senza pari di Dio Onnipotente per i popoli musulmani della nostra regione, in particolare per il nobile popolo dell’Iran islamico, è il “Golfo Persico”. Un dono che va oltre una semplice distesa d’acqua: esso ha plasmato parte della nostra identità e della nostra civiltà e, oltre a essere punto di connessione tra i popoli, ha dato origine, nello Stretto di Hormuz e poi nel Mare di Oman, a una via vitale e unica per l’economia globale. Questo capitale strategico ha suscitato, nel corso dei secoli, le brame di molte potenze ostili; la storia delle ripetute aggressioni degli stranieri europei e americani, delle insicurezze, dei danni e delle numerose minacce ai Paesi della regione rappresenta solo una parte dei piani della tirannia globale contro gli abitanti dell’area del Golfo Persico, il cui esempio più recente sono state le nuove azioni di forza del Grande Satana.

Il popolo iraniano, che possiede la più ampia fascia costiera del Golfo Persico, ha sostenuto i maggiori sacrifici per l’indipendenza di questo mare e per contrastare stranieri e aggressori: dall’espulsione dei portoghesi e la liberazione dello Stretto di Hormuz — evento all’origine della designazione del 10 Ordibehesht [30 aprile] come Giornata nazionale del Golfo Persico — fino alla lotta contro il colonialismo olandese e alle epiche resistenze contro il colonialismo britannico. Tuttavia, la Rivoluzione Islamica ha rappresentato il punto di svolta di queste resistenze nel ridurre l’influenza della tirannia globale nella regione del Golfo Persico. Oggi, a due mesi dalla più grande mobilitazione militare e aggressione dei tiranni mondiali nella regione e dal clamoroso fallimento degli Stati Uniti nel loro piano, si sta delineando una nuova fase per il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

I popoli della regione del Golfo Persico, per anni abituati al silenzio e alla sottomissione dei governanti di fronte ai prepotenti e agli aggressori, negli ultimi sessanta giorni hanno assistito direttamente a splendide manifestazioni di fermezza, vigilanza e impegno dei valorosi uomini delle forze navali dell’Esercito e dei Guardiani della Rivoluzione, insieme al senso dell’onore e al coraggio del popolo e dei giovani del sud del caro Iran nel respingere il dominio degli stranieri.

Oggi, per grazia divina e in virtù del sangue benedetto dei martiri oppressi della terza guerra imposta, in particolare del grande e lungimirante Leader della Rivoluzione Islamica, è ormai evidente — non solo nell’opinione pubblica mondiale e tra i popoli della regione, ma anche per sovrani e governanti — che la presenza degli americani e il loro insediamento nelle terre del Golfo Persico costituiscono il principale fattore di insicurezza nella regione. Le fragili basi americane non sono neppure in grado di garantire la propria sicurezza, figuriamoci quella dei loro alleati e dei filoamericani della regione.

Con l’aiuto divino, la regione del Golfo Persico è destinata a un futuro luminoso, senza America e al servizio del progresso, della stabilità e del benessere dei suoi popoli. Con i nostri vicini condividiamo un destino comune nelle acque del Golfo Persico e del Mare di Oman, mentre gli stranieri che, da migliaia di chilometri di distanza, vi intervengono spinti da avidità, non vi hanno posto se non nelle sue profondità. Questa catena di vittorie, frutto della grazia divina e delle politiche di resistenza, insieme alla strategia di un Iran forte, segnerà l’alba di un nuovo ordine regionale e globale.

Oggi lo straordinario risveglio del popolo iraniano non si limita a decine di milioni pronti al sacrificio nella lotta contro il sionismo e l’America sanguinaria: novanta milioni di compatrioti fieri e nobili, dentro e fuori il Paese, considerano patrimonio nazionale tutte le risorse identitarie, spirituali, umane, scientifiche e industriali, insieme alle tecnologie fondamentali e avanzate — dalle nanotecnologie e biotecnologie al nucleare e al missilistico — e sono pronti a difenderlo al pari dei confini marittimi, terrestri e aerei.

L’Iran islamico, come segno concreto di gratitudine per il dono della gestione dello Stretto di Hormuz, renderà sicura la regione del Golfo Persico e porrà fine agli abusi del nemico aggressore su questa via d’acqua. Le norme giuridiche e la nuova gestione dello Stretto di Hormuz porteranno benessere e progresso a vantaggio di tutti i popoli della regione, e i suoi benefici economici rallegreranno i cuori, con il permesso di Dio, anche se i miscredenti lo detestano.

Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei

10 Ordibehesht 1405 [30 aprile 2026]

A cura di Mostafa Milani Amin

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